La prova di Piacenza costa cara al tecnico Sabatini, esonerato dopo la nona sconfitta in 11 partite. Tutte le lacune del Padova sono emerse nello scacchiere tattico disposto dal tecnico nella trasferta emiliana.
Il Padova è riuscito a rilanciare anche il Piacenza, dopo aver risollevato Ascoli, Albinoleffe e Reggina. Nona sconfitta nelle ultime undici partite, dal secondo al penultimo posto, peggio di un film dell’orrore. Inevitabile, ora, girare pagina e tentare la strada del cambio in panchina. Salvarsi adesso sembra un’utopia, ma sarebbe tremendamente importante confermare la categoria per questa piazza; tornare nell’inferno della terza serie comporterebbe la mesta fine del progetto e un dramma sportivo assolutamente da scongiurare senza guardare in faccia nessuno. Come succede nel calcio, paga l’allenatore anche per colpe di altri, ma sicuramente Sabatini ci ha messo del sud in questa profonda e per ora senza uscita crisi nera del Padova.
Il girone di ritorno è già arrivato alla terza giornata e ancora il Padova non possiede né un gioco né una precisa identità tattica. L’impressione è che, come già avvenuto l’anno scorso, il mister umbro nei momenti di difficoltà perda la bussola andando in confusione. Non si può passare con disinvoltura dal 4-3-1-2 al 3-5-2 e poi di nuovo al modulo originario senza che la squadra non ne risenta e senza il sospetto che le scelte effettuate, anziché frutto di un’attenta riflessione, non siano dettate da improvvisazione e tentativi alla cieca di trovare la panacea ad un male oscuro.Si sa l’importanza di puntare, squalifiche e infortuni a parte, su un gruppo fidato di giocatori che costituisca l’ossatura portante della squadra, e questo vale soprattutto per la difesa che vive di meccanismi delicati.Invece a Piacenza, nella partita che avrebbe dovuto rappresentare la svolta (positiva), Sabatini non solo è tornato alla difesa a quattro, ma ha avvicendato contemporaneamente Darmian e Trevisan per rispolverare Cesar sulla fascia destra e Giovannini come centrale, affiancato da Daniele Gasparetto.Rivoluzione anche a centrocampo, con il ritorno di Jidayi come interno destro, il debutto di Morosini a sinistra e Bovo che dopo un bel po’ è stato chiamato ad interpretare il ruolo di trequartista, anche se in modo anomalo.In attacco, fiducia ancora per Vantaggiato e Di Nardo. I biancoscudati hanno giocato un primo tempo senza personalità e senza mordente, non traducendo sul campo il lodevole intento di salvare la panchina al loro mister, espresso a parole. L’iniziativa è costantemente sui piedi dei padroni di casa e solo un ottimo Agliardi, il palo e gli errori di Cani mantengono lo zero a zero.Il Padova non si trova sul terreno di gioco, il gioco non lievita e si assistono ai soliti e inutili lanci lunghi per le punte, sempre costrette a disimpegnarsi spalle alla porta. Fasce deserte con la sola eccezione di una pericolosa incursione di Renzetti. La ripresa vede scendere in campo un Padova un po’ più determinato, ma è sempre il Piacenza a tenere in mano le redini del gioco e ci sarebbe un netto rigore di Renzetti su Moscardelli non sanzionato dall’arbitro. Solo Vantaggiato, a metà secondo tempo, si sveglia dal torpore e con due forti tiri dal limite scalda i guantoni a Puggioni. Poi, puntuale, arriva il solito grave errore della difesa che si fa sorprendere da un innocuo cross tagliato dalla trequarti: una amnesia inammissibile in serie B. Negli ultimi dieci minuti, si assiste all’ormai solito disperato e confuso arrembaggio finale, che frutta alcuni corner ma non una limpida occasione da rete. Sabatini tenta di mischiare le carte, avvicendando nel ruolo di trequartista Bovo con Rabito, mentre Morosini ha lasciato spazio a Patrascu. Troppo tardivo l’ingresso di Soncin per Jidayi. E così è arrivata l’ennesima sconfitta, meritata, frutto di improvvisazioni tattiche, banali errori difensivi e la cronica incapacità di creare e realizzare occasioni da rete. Si spera che il nuovo mister sappia apportare delle idee nuove in grado di risollevare la sgangherata navicella biancoscudata, e ridestare l’orgoglio di giocatori che ora sembrano l’opaca controfigura di loro stessi. In luce Nel primo tempo, Agliardi ha compiuto interventi miracolosi, ma anche lui si fa colpevolmente sorprendere dal gol di Moscardelli. Vantaggiato, nullo nel primo tempo, si sveglia nella ripresa e con un paio di pericolose conclusioni obbliga agli straordinari il portiere di casa. In ombra La difesa tutta, che ancora una volta ha regalato una rete agli avversari. Italiano, in mezzo al campo, può fare qualcosa di più dei soliti lanci lunghi nel deserto. Jidayi vaga senza costrutto e Morosini non è riuscito a conferire maggiore qualità alla manovra biancoscudata. Di Nardo ha smarrito lo smalto dei tempi migliori. Sabatini ha rivoluzionato la squadra dimostrando lui per primo di non credere più nel progetto sposato in estate. Massimiliano Ferrati -
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